Non ti dimenticherò: più di un semplice C-Drama

di Margherita Nanni, revisione di Alessia Bona

Uno degli aspetti che mi è sempre piaciuto delle vacanze è il tempo a disposizione. Quest’anno in particolare complice la successione dei giorni festivi, sono riuscita a fare diverse cose gradevoli. Tra queste c’è stata la riscoperta del piacere che si prova guardando una serie tv dall’inizio alla fine, senza troppe interruzioni. L’ho apprezzata talmente tanto che ho deciso di parlarne sul blog. La serie in questione si intitola “Non ti dimenticherò” (忘了我記得), un mini drama taiwanese di otto puntate disponibile su Netflix. Questa serie mi ha completamente travolto arrivando a toccare delle corde del mio animo con cui difficilmente entro in contatto, poi capirete perché. Prima però partiamo dalle cose basilari come trama e personaggi. 

Trama:

Wallace Huo (霍建华), la trama in persona. Scherzo!  

La serie ruota attorno a Chang Lele, una donna sulla quarantina che fa fatica a tenere le fila della propria esistenza tra un matrimonio in crisi e lavori part-time che non la soddisfano a pieno, eccetto quando si esibisce in un bar di stand-up comedy. La quotidianità e la vita già precaria di Chang Lele verranno completamente stravolte dalla malattia del padre che la porterà ad affrontare diverse questioni lasciate in sospeso del suo passato e intraprendere un viaggio dentro di sé. Grazie alle amiche d’infanzia e dell’autoironia che la caratterizza riuscirà a fronteggiare questo momento. 

Personaggi: 

  • Chang Lele, interpretata da Hsieh Ying-hsuan 谢盈萱饰, è la protagonista della storia. Il suo personaggio è caratterizzato da uno spiccato senso dell’umorismo, una dote che si rivelerà anche molto utile per fronteggiare i problemi della vita. Nata e vissuta a Taiwan con il padre con cui ha un rapporto conflittuale, sogna da sempre di andare negli Stati Uniti a trovare la madre che decise di trasferirsi a Los Angeles quando Chang Lele aveva solo otto anni, e sparendo così dalla vita della figlia. 
  • Cheng Guangqi, interpretato da Qin Han 秦汉, è il padre di Chang Lele. Un padre bizzarro e fuori degli schemi, o come lo definisce sua figlia un vero e proprio buffone tiáopí 调皮. Si ritroverà a dover portare avanti la famiglia da solo e questo, combinato alla sua natura di eterno Peter Pan, causerà numerosi attriti con Chang Lele. È dotato anche lui di uno spiccato senso dell’umorismo, differente da quello della figlia ma capace di strappare sempre un sorriso. «Il colmo per un idraulico? Non capirci un tubo». Ho riso più del dovuto, sappiatelo!

Personaggi secondari

  • Zhang Kai, interpretato da Wallace Huo 霍建华, è una figura che ho particolarmente apprezzato (no, non parlo dell’estetica dell’attore) perché nonostante le difficoltà con Chang Lele nei momenti un cui doveva esserci, c’era ed è stato anche capace di offrirle una spalla su cui piangere. Ci sono stati dei momenti in cui si è fatto un po’ detestare perché emblema di una classe sociale che punta molto all’apparenza ma capace di metterla da parte nei momenti che contano. 
  • Lin Jiayun e Huang Sufei, rispettivamente interpretate da 周采诗 e 刘品言, sono le amiche di infanzia di Chang Lele, sempre al suo fianco pronte a supportarla e sopportarla. Una è l’incarnazione perfetta di madre del gruppo, prima ancora di diventarlo effettivamente, l’altra invece rappresenta quelle persone incapaci di esprimere i propri sentimenti e che fuggono dalle proprie problematiche ma bravissime a esserci per gli altri. Entrambe, come il resto dei personaggi, avranno una bellissima evoluzione.

“Vi siete mai persi? Avete mai perso qualcuno? Continuiamo a guardarci intorno. Senza renderci conto che abbiamo lasciato la mano di chi ci guidava. Poi, quando ci guardiamo indietro, capiamo che abbiamo perso qualcosa. Ma, alla fine, abbiamo perso noi stessi o coloro che si sono persi?”

Considerazioni personali: 

Riassumere questa serie e dirvi esattamente cosa ne penso ammetto che lo trovo un po’ difficile. Sarà che a metà del drama ero più o meno così: 

E quando l’ho finito ero cosà: 

Ho paura di non riuscire a esprimere appieno quanto mi sia piaciuto e di non convincervi a vederlo. Non perché Netflix mi paga (magari) ma perché credo sia un drama che vale la pena vedere. Innanzitutto, cosa alquanto strana, tutti i personaggi mi sono piaciuti. Compresi quelli che per alcune scelte oggettivamente un po’ di disprezzo se lo meritavano. Questo perché uno dei punti di forza sta nel fatto che non vengono messi in scena dei personaggi ma delle persone, nella loro complessità e con le loro tremila sfaccettature. Riesci a entrare in connessione con tutti pur non condividendo le loro scelte o i loro modi di pensare perché in qualche modo ti riconosci nel loro essere umani. Questa rappresentazione mi ha profondamente colpito e mi ha permesso di vivere le loro vicende quasi in prima persona. Per questo ho riso e pianto come non mi succedeva da tempo. 

La tenerezza oltre il dolore

Questa empatia sconfinata credo fortemente sia data anche dalle tematiche affrontate: prima fra tutte il rapporto padre e figlia che si va a complicare con la diagnosi di demenza senile del padre. Come dice anche Chang Lele:

Da bambini, ci sembra di avere tutto il tempo del mondo. Non vediamo l’ora di crescere. Ma, a un certo punto, improvvisamente ti sembra che il tempo stia per scadere.”

Questo accade in particolare quando tocchi con mano certe realtà come la malattia che non fa sconti a nessuno e che ti porta inevitabilmente a rivalutare le scelte di vita che hai intrapreso. Ti ritrovi a essere madre dei tuoi genitori, a dover fare i conti con la loro fragilità e a farti carico di una serie di responsabilità che da figlia non avevi mai preso in considerazione. Il rapporto tra i due viene raccontato in maniera molto onesta, con alti e bassi. La cosa che mi ha colpito di più e che ha superato anche la profonda tristezza provata in alcune scene insieme ai protagonisti, è stata la tenerezza. Una tenerezza che è riscontrabile solo tra un genitore e un/a figlio/a, emblema per me di un amore che trascende lo spazio e il tempo. Ecco quel tipo di tenerezza e amore mi ha fatto piangere anche l’acqua del battesimo. 

Un altro elemento che ho apprezzato è stato il modo in cui hanno scelto di raccontare la maternità delle protagoniste nelle sue diverse forme, tra cui quella di scegliere di non averne, senza digressioni moralistiche ma accettando questa decisione. 

Amicizia, amore e ironia

Oltre a questi aspetti molto importanti, l’amicizia e l’amore hanno accompagnato tutta la serie rendendo le puntate meno pesanti o angoscianti, senza cadere nelle solite cringiate da drama e ammetto pure che quando è partita When You Say Nothing At All di Ronan Keating ho alzato il volume e il giorno dopo ho passato l’intera giornata a cantarla tra una fetta di pandoro e l’altra. Anche le freddure del padre hanno contribuito ad alleggerire l’atmosfera. 

Infine, spero di non avervi traumatizzato ma invogliato a vederlo perché merita il vostro tempo, le vostre risate e probabilmente anche le vostre lacrime. Ora filate ad abbracciare i vostri genitori, nonni e nonne 😊

P.S.: menzione speciale per la protagonista che si rifiuta di accettare di essere diventata presbite perché sarebbe un’ammissione al suo avanzare di età. Molto me.

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