lao she la città dei gatti recensioni libri cinesi riassunto libro

Città dei gatti di Lao She: la distopia del 1933 che sembra scritta oggi

Di Margherita Nanni, Revisione di Francesca De Biasi

Scheda libro

  • Titolo: Città dei gatti
  • Autore: Lao She
  • Editore (ed. italiana recente): Mondadori
  • Traduzione: Edoarda Masi
  • Genere: fantascienza / satira distopica
  • Pagine: 216

Un libro inaspettato

“Per chi è sano è difficile capire che il pessimismo viene dalla malattia. Però gli uomini hanno bisogno della speranza, si può dire che per loro è un dovere. Se manca la speranza, è un segno di perdizione, la speranza è la madre dell’impegno.”

Eccoci qua, pronta ad aprire le danze di questa nuova avventura con una recensione di un libro pionieristico per la fantascienza cinese: Città dei gatti di Lao She.
Me lo avete suggerito in tanti nei box su Instagram e, dopo un anno e mezzo, mi sono decisa a leggerlo, prova inconfutabile della mia propensione ad accettare consigli immediatamente.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa: l’ho letto nel giro di una settimana, ma arrivata all’ultimo capitolo mi sono bloccata, quasi a non volerlo finire, come quando sai che devi interrompere una relazione arrivata al capolinea e non vuoi.


Perché è speciale Città dei gatti

Vi chiederete: cosa ha di speciale questo libro?

Per chi è un/a aspirante sinologo/a come me, è un testo imprescindibile sia per lo spessore dell’autore che per l’importanza dell’opera. Ma ciò che mi ha davvero catturata sono i temi: definirli attualissimi sarebbe riduttivo.

Mi aspettavo navicelle spaziali e mostri a tre occhi made in China e invece ho trovato riflessioni che potrebbero tranquillamente apparire su un giornale di oggi. Più volte ho controllato la copertina per sincerarmi di star leggendo un libro del 1933 e non del 2025.


Lao She: l’autore

Come si legge su Treccani online, Lao She (pseudonimo di Shu Qingchun, Pechino 1899 – 1966) è considerato uno dei padri della narrativa cinese moderna.

Di origine mancese, fu insegnante in Cina e in Inghilterra prima di dedicarsi interamente alla scrittura. La sua prosa, ironica e profondamente umana, rinnovò la lingua letteraria fondendola con la vivacità del pechinese parlato, influenzando generazioni di autori.

Tra i suoi romanzi e drammi ricordiamo Città dei gatti (1933), Il ragazzo del risciò (1939) e La casa del tè (1958). Figura centrale nella cultura e nella politica letteraria, la sua importanza è paragonabile a quella dei grandi narratori europei del suo tempo; morì in circostanze mai chiarite durante la Rivoluzione culturale.


Trama del romanzo

La città dei gatti (猫城记, Māo chéng jì) è il primo romanzo di fantascienza cinese, scritto tra il 1932 e il 1933.

Il protagonista, a seguito di un guasto alla sua navicella, approda su Marte: unico superstite della spedizione, entra in contatto con un popolo umanoide con fattezze feline. Con il passare del tempo ne impara la lingua, le norme sociali e l’etica del lavoro, scoprendone le contraddizioni.

Grazie all’osservazione diretta e ai dialoghi con Grande Scorpione e con suo figlio Piccolo Scorpione, il narratore realizza di trovarsi davanti a una società in piena decadenza: dipendente dalle foglie di loto e incapace di reagire.

È una satira che rimanda chiaramente alla Cina degli anni Trenta, allora segnata da lotte interne, dal consolidamento del Kuomintang sotto Chiang Kai-shek e dalla minaccia giapponese.


Temi e attualità

Si tratta di una satira politica in cui emerge la visione pessimistica dell’autore. Piccolo Scorpione incarna il disincanto e la mancanza di speranza, ma dietro di lui si intravede la critica a una società che rifiuta sia la propria tradizione che l’innovazione esterna.

Quello che rende Città dei gatti sorprendente è la sua capacità di trascendere il tempo. Non parla solo della Cina degli anni Trenta, ma ci costringe a interrogarci sul nostro presente:

  • Decadenza dell’istruzione, con il ruolo dell’insegnante sottovalutato
  • Condizione femminile, in cui le donne sono viste come strumenti
  • Inerzia sociale di fronte alle ingiustizie

Sono temi che risuonano anche oggi, quasi un secolo dopo.


Conclusioni: perché leggerlo oggi

Città dei gatti non è un cimelio da scaffale, ma una distopia viva, che ci parla senza invito e ci obbliga a riflettere.
È un libro che consiglio a chiunque voglia avvicinarsi alla letteratura cinese e, soprattutto, a chi la studia.

Non è solo un’espressione di rabbia e sconforto, ma un invito a guardarci allo specchio e a mettere in discussione la nostra realtà, qualunque essa sia.

Link di acquisto:

Siamo affiliate AMAZON. Questo vuol dire che cliccando sui link dei libri qua sotto avrete accesso alla scheda del libro. Dal click non ci ricaviamo nulla. Solo con l’acquisto del libro riceviamo una piccolissima percentuale. Questo è un modo per aiutarci a supportare il nostro progetto. Siete ovviamente liberissimi/e di decidere se farlo o meno. In ogni caso buona lettura 🙂